Filelfo: L’assemblea degli animali. Chi ha dimenticato la sua cultura rischia di dimenticare la sua natura

Piena di meraviglie e invenzioni. Filelfo invita i lettori ad una profonda riflessione sulla vita e sulle proprie azioni.

L’assemblea degli animali è una favola contemporanea che racconta la crisi della pandemia dal punto di vista degli animali, stanchi di abitare un mondo inquinato dall’uomo.

Questa favola selvaggia che potrebbe essere definita ecologica è un testo scritto con la semplicità di una fiaba contemporanea che nasconde citazioni poetiche e letterarie dei grandi classici, da Omero a Shakespeare, da Charles Perrault a Italo Calvino. Volta a descrivere il rapporto mal sano tra uomo e Terra, l’Assemblea degli animali denuncia quest’ultimo per aver smarrito la consapevolezza di far parte di un’unica anima del mondo e per essersi avviato alla distruzione della casa comune di tutti gli esseri viventi.

Ogni animale prende parte all’assemblea, dai più selvatici abitanti della savana, ai migliori amici dell’uomo, quali il gatto o il cane. Tutti accomunati da un solo obiettivo, salvare la Terra dai danni ecologici provocati da questo essere dotato di ragione e parola. Per farlo è necessario stravolgere la sua vita e le sue abitudini, costringerlo a ridurre drasticamente il suo contatto con l’ambiente in quanto non più degno di esso per averlo privato della sua natura. Ma, soprattutto, per aver dimenticato che come gli animali anche gli uomini sono ospiti di questo pianeta, il cui obiettivo sembra però volerlo conquistare e robotizzare.

“Siamo state generose del nostro tempo e delle nostre arti, perché speravamo che l’uomo imparasse che c’è una parentela tra la terra e il cielo, la psiche e la carne, il corpo e lo spirito, e questo universo si regge sui loro legami. Che la natura è un unico sistema fatto di infinite e meticolose connessioni, e il mondo ha un’ unica anima, fatta di tutto ciò di cui noi animali siamo specchio”.

Così esordì l’ape regina incolpando l’umanità di essere una perpetua e irrequieta brama di potere dopo potere, onore dopo onore, ricchezza dopo ricchezza, che cessava solo con la morte.

Dopo lunghe discussioni al “gabinetto di guerra” animalesco, la scelta è fatta. Inviare una terribile epidemia il cui contagio è trasmissibile semplicemente attraverso il contatto con il prossimo.
Viene così incaricato il pipistrello della prima trasmissione dall’animale all’uomo che da quel momento ha assistito ad una sorta di olocausto. Lo stesso che per anni hanno vissuto i giaguari, le volpi e i visoni sterminati dall’essere umano per futili motivi e senza alcun segno di pentimento, come se una pelliccia indossata per vanità fosse un valido motivo per sacrificare una specie.

“Per troppo tempo abbiamo visto i nostri fratelli pesci soffocare nella plastica e nel petrolio
scandì il giaguaro.

In  seguito all’adunata e alle sue conseguenze, i colori del mondo sembravano essere tornati a splendere, l’acqua dei mari e dei fiumi, come non si vedeva da secoli. Il termine smog non indicava più nulla se non un insieme di lettere privo di significato e gli animali si riappropriavano liberamente e senza paura del loro habitat. Gli uomini imbavagliati, costretti a pochi passi affrettati nelle strade vuote, dove si alternavano vanamente i riflessi verdi e rossi dei semafori, contemplavano l’antica rinascita primaverile e la catturavano negli scatti dei loro cellulari come se fosse stata una cosa eccezionale e sorprendente.

Adesso incalzati da un alto contagio, isolati nella loro società, tallonati dal continuo agguato della morte che domina la vita delle bestie, osservavano rabbrividendo l’epifania della natura come l’alba dei tempi.

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