Annie Ernaux, Una donna: mia madre per sempre

Poche pagine, una scrittura di getto e parole che arrivano dritte al cuore caratterizzano questo romanzo.

Una donna è la storia del dissidio tra una madre e una figlia che ha fine con la morte della più anziana cui si riferisce il titolo.
Un libro che regala empatia, dedicato ad ognuno di noi. Grazie ad una lettura davvero coinvolgente, che ci strappa un sorriso nostalgico, possiamo ritrovare passi della nostra infanzia e la purezza dolce dell’amore materno.

La storia vede protagonista una donna del secolo scorso, prima operaia in una fabbrica poi proprietaria di un negozio di alimentari che si è riscattata dal mondo proletario, nonostante siano state tante le sofferenze da mandar giù.  
Una madre attenta all’istruzione e alle discrepanze tra le classi sociali, la quale con premura si assicura che sua figlia cresca in quella più “giusta” dell’epoca. La narrazione è, infatti, un viaggio sia nei ricordi della Ernaux sia nella storia, in cui le vicende personali si intrecciano con quelle della Francia e non solo.

L’autrice scrive della sua mamma con sofferenza, per una malattia tediosa che è diventata protagonista delle loro vite. Lo fa attraverso la semplice descrizione dei loro momenti quotidiani, di quando era figlia e soggetta ad una normale autorità materna, a quando i ruoli delle due si sono invertiti.

“Era una giornata splendida. Lei era serena, seduta in macchina di fianco a me, la borsa sulle ginocchia. Come al solito parlavamo dei ragazzi, dei loro studi, del mio lavoro. Raccontava con allegria aneddoti sulle sue compagne di stanza, giusto uno strano commento a proposito di una di loro: “Quella stronza, le avrei rifilato due ceffoni”. È l’ultima immagine felice che ho di mia madre”

“Molte volte, il desiderio impellente di portarla via con me, di occuparmi soltanto di lei, per accorgermi subito che non ne sarei stata capace.”

Scrive senza sapere cosa, non si cura dell’ordine che le parole hanno, né rispetta la tipica struttura che un libro può avere. Il suo è piuttosto un modo per esorcizzare il dolore e dare vita a sua madre per sempre.

“Ora mi sembra di scrivere a mia madre per, a mia volta, metterla al mondo.”



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