Guardare il mondo con gli occhi di Palomar: l’osservatore modello per Italo Calvino

Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato”.

È attraverso queste parole che Italo Calvino riassunse il suo Palomar.

Il libro si presenta come una raccolta di avventure che il personaggio, il cui nome deriva dal famoso osservatorio astronomico californiano, ripercorre nella sua vita fino alla ricerca finale della saggezza: “Come imparare ad essere morto”.

Chi è Palomar?

Palomar è l’uomo moderno, intrappolato tra la superficialità e la profondità delle cose che esplora. Viaggia nei mondi di una salumeria, si sofferma a capire come un geco dorma senza chiudere le palpebre e si domanda se sia giusto o meno osservare il seno di una donna in topless al mare. Palomar è quell’onda di mare che si infrange sulla battigia e di cui si chiede se sia possibile delimitarne gli spazi. Palomar è quella costellazione la cui vista è divincolata tra mappe astronomiche e torce elettriche.

È’ il tripudio della semiotica. Tutto, in Palomar, acquisisce senso. Ogni superficie ha il suo corrispettivo lato di profondità e in tutto ciò che egli osserva vi è la difficoltà di scrutare e acuire i propri sensi nella scoperta di qualcos’altro che non sia il mero visibile.

Palomar è l’uomo moderno, sì, ma è anche un uomo moderno attento, multiforme, aperto alle riluttanze che la vita gli pone. Eppure, per quei pochi frangenti di biografia che si possano scrutare, Palomar non è nient’altro che un padre di Roma, con una moglie che condivide con silenzi e sorrisi, le sue stravaganti avventure.

Italo Calvino, in quest’altro capolavoro di letteratura del 21esimo secolo, racconta la sua amara verità: quando l’uomo è ad un passo dal capire ciò che è di più profondo nel senso delle cose che lo circondano, ve ne sono sempre altre pronto a distrarlo o ad allontanarlo dall’obiettivo della ricerca.

“Come imparare a morire” è il racconto conclusivo che sprigiona tutto il dissenso nei confronti della natura umana:

“La vita d’una persona consiste in un insieme d’avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme, non perché una volta inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non è cronologico ma risponde a un’architettura interna… Questo è il passo più difficile per chi vuole imparare a essere morto: convincersi che la propria vita è un insieme chiuso, tutto al passato, a cui non si può più aggiungere nulla, né introdurre cambiamenti di prospettiva nel rapporto tra i vari elementi.”

Una consapevolezza che porterà Palomar a distruggere ininterrottamente la struttura delle cose. La liricità del particolare, il gusto per il dettaglio, la poetica del sezionare per comprenderne l’unitarietà:

“Se il tempo deve finire, lo si può descrivere, istante per istante, – pensa Palomar,- e ogni istante, a descriverlo, si dilata tanto che non se ne vede più la fine.” Decide che si metterà a descrivere ogni istante della sua vita, e finché non li avrà descritti tutti non penserà più d’essere morto. In quel momento muore.


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