Annie Ernaux- Gli anni: la nostra memoria, un segno nella storia


Senza una trama, né personaggi specifici Annie Ernaux ci racconta gli anni dall’infanzia alla vecchiaia attraverso fotogrammi universali e pensieri sul secolo scorso. Questa biografia, piuttosto femminista, narra la memoria e i cambi generazionali dal punto di vista di una donna.

Per testare la loro capacità di vivere senza il marito, un pomeriggio andavano al cinema da sole sentendo un fremito interiore, con la convinzione che il mondo intero sapesse che non erano al loro posto. Rientravano nel grande mercato della seduzione, si scoprivano di nuovo esposte alle avventure del mondo dalle quali il matrimonio  e la maternità le avevano allontanate.”

In questo romanzo la Ernaux favorisce il “noi” e non l’“io”, quasi come volesse parlare a nome di tutte, descrivendo in modo vago ma toccante, a volte forse anche un po’ crudo, tutti i temi che hanno caratterizzato il ‘900. Dalla guerra alla caduta del muro di Berlino, dalle dittature alla democrazia, dal patriarcato all’emancipazione femminile. Si legge, dunque, la straordinaria capacità che l’autrice ha di fondere la propria memoria con quella del mondo. Certo con alcune note di sofferenza e dolore, per avere assistito al grande cambiamento sociale, per aver solo osservato una precipitosa corsa del mondo verso un qualcosa di nuovo e migliore, ma di non aver potuto prenderne parte in prima persona a causa del contesto in cui è nata.

Altro tema ricorrente all’interno di questo romanzo è la politica travagliata del dopoguerra, descritta dalla Ernaux come meschina e ingannevole. Appare chiara la sua posizione in merito:

”La destra ritornava, disfaceva, denazionalizzava, sopprimeva l’ autorizzazione amministrativa e la tassa sui grandi patrimoni”

Filo conduttore del romanzo insieme alla descrizione di alcune foto e video personali, lo scenario ideale che la Ernaux trova per raccontare il cambiamento dei tempi è il momento del pranzo di famiglia. Ce ne sono, infatti, molti sparsi per tutto il romanzo e da una generazione all’altra si nota come non cambino soltanto gli attori ma cambino i ruoli, gli invitati, le discussioni affrontate e quelle volontariamente evitate.

“Svaniranno tutte in un colpo solo come sono svanite a milioni le immagini che erano dietro la fronte dei nonni morti da mezzo secolo, dei genitori morti anch’ essi. Immagini in cui comparivamo anche noi, bambine, tra altri esseri scomparsi prima ancora che nascessimo, nella stessa maniera in cui ricordiamo i nostri figli piccoli assieme ai loro nonni già morti, ai nostri compagni di scuola. E così un giorno saremo nei ricordi di figli in mezzo a nipoti e a persone che non sono ancora nate. Come il desiderio sessuale, la memoria non si ferma mai. Appaia ai morti, ai vivi, gli esseri reali a quelli immaginari, il sogno alla storia.”



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