Tra avventure e natura “morta” con Marcovaldo di Italo Calvino: il ritorno della novella

Pubblicato nel 1963, a Torino, Marcovaldo di Italo Calvino è una raccolta di novelle che si presta alla narrazione di uno scenario urbano dove ormai la natura è morta e fanno da padroni cemento e asfalto.

In mezzo alla città di cemento e asfalto, Marcovaldo va in certa della Natura. Ma esiste ancora, la Natura? Quella che egli trova è una Natura dispettosa, contraffatta, compromessa con la vita artificiale. Personaggio buffo e melanconico, Marcovaldo è il protagonista d’una serie di favole moderne che restano fedeli a una classica struttura narrativa: quella delle storielle a vignette dei giornalini per l’infanzia”

Cercare la Natura in città, per Marcovaldo e i suoi figli è spesso un’impresa, una stralunata e poetica avventura che ricade sempre nella consapevolezza della difficoltà. Come tentare di afferrare il vento, come il lupo, che nell’ultima novella, tenta di scovare il bianconiglio sulla neve, senza trovare altro che le sue impronte.

È con questa metafora che si può riassumere l’intera raccolta di novelle di Italo Calvino. Una denuncia degna di poesia, carica di fantasia e con una nota crudele di realismo.

Marcovaldo è uno di quei “poveri diavoli” che hanno tanto cercato di far fortuna in città e rimpiangono la natura, ormai completamente assente in quei subbugli urbani, in cui, come si evince da una delle novelle, non è neanche più pensabile godersi una notte su una panchina senza essere disturbati dalle luci dei semafori, dagli operai che riparano rotaie o da i netturbini notturni.

L’urbanizzazione degli anni ’60, preceduta da quel principio di “miracolo economico”, in Italia, aveva completamente soverchiato gli equilibri tra aria pura della collina che ai figli di Marcovaldo sembra non aver sapore e quell’aria di città dove è difficile trovare persino la legna per riscaldarsi d’inverno.

Persino il Natale, per Marcovaldo, è una grandissima delusione. Solo i figli sembrano essere salvi dal pregiudizio e dalla melanconia che contraddistingue il padre. Vivono le loro avventure, parallele a quelle del protagonista, e ricordano che con gli occhi di un bambino è pensabile, ancora, immaginare la Natura in città, pure quando essa è completamente assente.

È nel grigiore di quella città che solo con gli occhi di chi non si rende conto del cambiamento si può immaginare di vedere verdi i parchi urbani, azzurro il cielo ricco di smog e regalare a chi è povero, pur avendo tutto, un sorriso.


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