Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: storia di un binario sbagliato

Un libro. Un documento. Una storia agghiacciante. Caratterizzata da una scrittura naturale, di getto e molto cruda, questa biografia descrive la testimonianza di un’adolescente alla deriva.


Berlino, anni 70. Siamo in piena guerra fredda e all’ interno di una Nazione separata da lotte di potere e ragioni politiche.

Siamo negli anni dei giovani, delle rivolte studentesche, della ribellione, del rock e delle droghe come mezzo per evadere dalla realtà. E Berlino, allora come oggi, si presentava quasi come la capitale della perdizione e, in molti casi, di forti disagi adolescenziali.

Christiane F., protagonista del libro, si spoglia delle sue verità e ci racconta minuziosamente il percorso della sua vita e di come sia facilmente arrivata sul binario sbagliato. Quello della droga.
Stanca del contesto drammatico familiare in cui era nata, inorridita dalle condizioni in cui versava il palazzo dove viveva e soprattutto intollerante per il padre, molto spesso violento, si allontana dal suo quotidiano. Inizia così a vivere uno spazio tutto suo che trova luogo nelle ore notturne e sulla strada.

 “Un paio a scuola mia, tra cui mi ci mettevo anch’io erano ancora alla ricerca di quel qualcosa che dà significato alla vita”

È vagando per la capitale tedesca, in compagnia di una sua compagna di classe, che metterà piede nel locale dove ha inizio la sua trasformazione. Entrata lì per la prima volta come una semplice ragazzina di 14 anni, con fare timido e con la sensazione di essere fuori luogo, ne uscirà perché è quello il luogo che l’avvicina alla morte e di cui sente di esser diventata la padrona.


“Così si impara in maniera del tutto automatica che tutto quello che è permesso è terribilmente insulso e che tutto quello che vietato è molto divertente.”

È il racconto di un amore che come gli altri non ha avuto modo di sbocciare sotto il sole, perché nasceva su un binario. Il più pericoloso. E quindi soggetto a rischi, difficoltà, rotture rappresentate ne “I ragazzi dello zoo di Berlino” dalla prostituzione, inganni e da morti precoci.

“Tra i bucomani l’amicizia non esiste proprio. Sei totalmente sola. Sei sempre sola. Tutto il resto te lo inventi.”

È la tragica lettura di amicizie durate a volte una sola settimana la cui fine è stata determinata da un viaggio imprevisto. O meglio previsto perché possibile, ma senza programmi. La fine della vita.

Christiane è la voce dei giovani vittime della droga durante quegli anni, in cui dell’eroina si sapeva poco e niente, si sapeva solo percepire, per chi ne faceva uso, come un qualcosa di eroico. Non è certo una lettura semplice, forse nemmeno piacevole ma decisamente travolgente che permette al lettore di catapultarsi nelle cupe strade berlinesi “negli anni dell’ero.”

“Volevo morire, ma prima di ogni buco avevo una dannata paura di morire. Forse era anche il gatto che mi faceva venire in mente che morire era una cosa miserabile quando non si ha ancora veramente vissuto.“


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