Christiane F., La mia seconda vita: una confessione che tiene incollati alla pagina

La seconda vita di Christiane F. è per la prima parte del libro ambientata nella casa di campagna dei suoi nonni. Qui è dove ha inizio la prima disintossicazione e dove dopo tre anni frequenta di nuovo una scuola.


Nell’autunno del 1978 uscirono il libro “Noi i ragazzi dello zoo di Berlino” e una serie di interviste dispregiative su Christiane che inevitabilmente l’hanno allontanata dagli ambienti idonei alla sua età.
Il successo del primo libro e del seguente film le hanno regalato la fama mondiale con cui è entrata in casa dei più grandi letterati, di musicisti rock e con i quali ha condiviso momenti di sballo.
Il titolo è, infatti, ingannevole, perché farebbe pensare ad una svolta, ma niente. Si tratta da questo momento in poi di un appuntamento con la droga più “lussuoso” e pulito, in quanto svaniti i problemi economici, non c’era più necessità di prostituirsi.

“Dopo l’ uscita del libro sono diventata l’ argomento preferito della zona, e perfino quando andavo ad Amburgo mi conoscevano. All’ inizio fu un po’ strano perché non avevo fatto niente di speciale, in fondo non avevo fatto che cose riprovevoli”


È la storia di una relazione tossica con se stessa, che dopo numerosi tentativi di ripresa cade ancora, perché ogni occasione le sembra giusta per evadere dalla realtà.
Viaggia in lungo e largo in tutta Europa e per gli Stati Uniti dove è convocata da programmi televisivi e testate giornalistiche che cercano risposte e informazioni sulla sua vita. Così ne approfitta per scoprire il mondo e chi, in ogni città, fosse simile a lei. Simile nelle debolezze e nella ricerca di sballo da incontrare nei vicoli nascosti delle metropoli.

“-“Coca, coca ottima”- gridavano, come al mercato settimanale. Altri venditori vantavano a gola spiegata la loro “bruna, e poi barbiturici, whisky o birra.
Centinaia di tossicomani –i drogeler” come li chiamavano gli zurighesi- si accalcavano in questo parco, certi giorni arrivavano anche a tremila.

È il racconto di grandi amori, di storie durate una notte, di illusioni e, come nel primo libro, purtroppo ancora, di morti precoci e del carcere.
L’unico momento in cui Christiane riesce a rifiutare la droga è quando diventa madre. Ma suo figlio, che rappresentava l’unica cosa che davvero avrebbe potuto salvarla, le è stata strappata dopo 11 anni..
Era il suo riscatto, la sua unica possibilità di dimostrare a se stessa e al mondo di non essere più “una drogata”, ma non le hanno dato fiducia e al primo sentore di una possibile ridiscesa agli inferi glielo hanno portato via.
Strappandole l’anima.
È vero anche che l’opinione pubblica, i media, la stampa non le hanno dato tregua, l’hanno schiacciata nel suo passato, nel suo ruolo, anche quando lei s’impegnava ad essere una persona migliore.

La seconda vita di Christiane F è un’ulteriore testimonianza di come la droga uccida.
Certo è possibile restare in vita e respirare, ma che vita? Un continuo susseguirsi di disintossicazioni, sotterfugi, fughe, paure e acciacchi a trent’anni come se fossero ottanta.


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