I fiori del male: poesia, arte e cultura in 200 anni di Charles Baudelaire

I fiori del male di Charles Baudelaire è una di quelle raccolte di poesie che non si può non leggere almeno una volta nella propria vita e che oggi, nell’anniversario della nascita di uno degli artisti più sapienti al mondo, vorremmo ricordare.

La prima edizione del giugno 1857 fu sottoposta a processo per oltraggio alla pubblica morale. La poesia, in altre parole, fu definita come forma di rappresentazione che potesse deturpare la pubblica opinione. Come dargli torto… La verità raccontata ne I fiori del male è una di quelle scomode e rabbrividenti che si pongono l’obiettivo di mettere in luce ciò che era stato oscurato dall’ideologia della classe dominante.

La metropoli, spesso associata a concetti come lo Spleen o la Melanconia, è un agglomerato urbano che nell’Ottocento dimostra la sua massima espansione e radicalizzazione nel contesto sociale europeo e mondiale.

Emblema della poesia moderna, la raccolta di Baudelaire si mostra come atroce e dolcissima in tutti i versi delle poesie che essa assembla. In lingua originale, I fiori del male sono un capolavoro di arte e cultura che innalzano il livello intellettivo della borghesia di fine Ottocento, ben oltre le proprie possibilità.

L’architettura sapiente della raccolta conduce il lettore in una serie di sentieri e strade senza scorciatoia, molto spesso vicoli ciechi che impattano con le mura delle stesse metropoli di cui analizza le viscere nella costante personificazione di archetipi quale Amore e Morte.

Dopo di essa, la poesia ha subito dei cambiamento radicali raggiungendo forme disparate e spesso lontanissime dalla sua specificità mediale. Digital poetry e poesia visiva inondano gli spazi dei social network oggi, dimostrando, a malincuore che forse ciò che Baudelaire aveva annunciato della sua raccolta è di una verità straziante: la morte dell’artista.


LA MORTE DEGLI ARTISTI

QUANTE VOLTE DOVRO’ AGITARE I SONAGLI
E BACIARE LA TUA FRONTE, CUPA CARICATURA?
PER CENTRARE IL BERSAGLIO, DI MISTICA NATURA,
QUANTE FRECCE, FERETRA, BISOGNA ANCORA CHE SCAGLI?

SCIUPEREMO LA MENTE IN COMPLOTTI SAPIENTI,
SPEZZEREMO MOLTE, BENCHE’ FORTI, ARMATURE
PRIMA DI CONTEMPLARE LA GRANDE CREATURA
LA CUI INFERNALE ATTESA SCATENA MOLTI PIANTI.

C’E’ CHI NON HA MAI VISTO IL SUO GRANDE MODELLO:
SCULTORI MALEDETTI PIEGATI DAGLI INSULTI,
SI PICCHIANO LA FRONTE E IL PETT COL MARTELLO,

NUTRENDO LA SPERANZA-OPACO LAURO E ULTIMO-
CHE LA MORTE, PLANANDO COME UN SOLE NOVELLO,
FACCIA SBOCCIARE FIORI DA QUEL LORO CERVELLO.

Attendendo la rinascita e la rifioritura di artisti del calibro di Baudelaire, ci accontenteremo di sviscerarne le forme e i dissidi della sua più triste consapevolezza: la Morte – intellettiva e culturale- sopraggiunge attraverso lo sbocciar di fiori sulla sua tomba.

Serafina Di Lascio


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