The King of Comedy: breve recensione di uno dei migliori film di Scorsese e il filo rosso che lo lega a Joker

Rupert Pupkin vuole sfondare nel mondo dello spettacolo come comico. A tenergli sempre alta la speranza è la sua passione per Jerry Lewis, comico per cui prova talmente tanta ammirazione da considerarlo il suo idolo. Una sera riesce ad avere l’occasione di incontrarlo di persona e a strappargli la possibilità di un pranzo insieme. Da quel momento, Rupert si impegnerà con tutte le sue forze per realizzare il suo sogno, e lo farà a tutti i costi.

The king of comedy è un film che ti spiazza completamente. È impossibile immaginare quale sarà la prossima mossa di Rupert e cosa si cela dietro le sue azioni; non si riesce a non seguirlo nella sua stessa follia.

Non sono pochi i colpi di scena che caratterizzano la trama di questo film e che creano difficoltà nell’inquadrare il protagonista. Fa tenerezza, poi inquieta, poi ancora, sorprende. Insomma, un perfetto protagonista targato Scorsese. Non a caso, a interpretarlo è proprio Robert de Niro.

Non si può quindi non pensare a Joker di Todd Phillips, e non parlo solo della presenza dello stesso Robert de Niro nel cast. I rispettivi protagonisti, Arthur e Rupert, sono personaggi speculari: presentano delle caratteristiche analoghe che con il graduale sviluppo della trama assumono forme del tutto opposte. Sono entrambi geniali e allo stesso tempo folli, accomunati da un background che ha sconvolto la loro vita causando loro dei traumi irreparabili. Sono proprio questi ultimi che li portano a compiere dei gesti che innalzano un dibattito: si può essere dei loro sostenitori e capire il loro dolore, oppure li si può temere e considerarli dei pazzi.

Ogni uomo nasce buono e giusto, e se diventa ingiusto la causa è da ricercare nella società che ne corrompe l’originario stato di purezza, diceva Rousseau. L’elaborazione del passato e di conseguenza il suo superamento assumono forme diverse nei due personaggi: uno sceglie di ribellarsi all’ambiente che lo circonda, l’altro invece fa della sua sofferenza un vero e proprio punto di forza che lo porterà al successo.

Entrambi riescono comunque ad uscire dallo status di vittime per diventare dei vincitori, anche se con l’accezione che conosciamo noi. Mettono in discussione l’etica e la morale sociale smascherandone l’ipocrisia, eppure gli esiti delle loro azioni sono completamente opposti.

Questi due titoli occupano indubbiamente un posto importante nella cinematografia contemporanea, per cui assicuratevi di non perderveli e prendere parte anche voi al dibattito: siete con o contro Arthur e Rupert?


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