Frida: l’arte per esorcizzare il dolore

LA FIGURA FEMMINILE NELL’ARTE E NELLA MITOLOGIA

II –

FRIDA KAHLO

Buongiorno a tutti e bentornati al nostro appuntamento mensile.

Oggi, per La figura femminile nell’arte e nella mitologia, vi parlo di una donna diventata nel tempo un’icona femminile: Frida Kahlo.

Nata fuori Città del Messico nel 1907 da padre tedesco e madre messicana, già da subito emerge il suo temperamento quando lei stessa preferisce affermare di essere nata nel 1910, anno della rivoluzione messicana. Figlia del Messico moderno – come le piace definirsi –, fin da quando frequenta l’ambiente accademico è affascinata dal mondo del socialismo nazionale, complice anche il suo legame con i Cachuchas, movimento studentesco legato a tale ideologia politica. È proprio durante questi anni che comincia a dipingere, cimentandosi in autoritratti dei suoi compagni. Ed è sempre nella cerchia dei Cachuchas che Frida trova il suo primo amore: Alejandro Gómez Arias, studente di diritto e giornalista, ispiratore e guida del movimento stesso.

Purtroppo, la vita di Frida subisce un duro colpo quando la ragazza è appena diciottenne. Mentre sta rientrando a casa proprio con Arias, l’autobus sul quale viaggiano rimane coinvolto in un bruttissimo incidente con un tram: la giovane riporta una serie innumerevole di fratture che la costringono a subire ben trentadue interventi chirurgici e a passare molto tempo a letto. È durante questo periodo di riposo forzato che si dedica alla lettura di molti libri (specialmente sul tema del comunismo) e all’arte, dipingendo spesso autoritratti perché, come lei stessa sostiene, “…passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”.
Dopo essersi rimessa in piedi, nonostante debba convivere con dolori che l’accompagneranno per tutta la vita, decide di fare dell’arte la sua attività; così, per contribuire anche economicamente al sostentamento della famiglia, decide di sottoporre le sue opere a Diego Rivera, illustre e conosciuto pittore dell’epoca. L’uomo non soltanto rimane colpito dallo stile fresco e particolare di Frida, ma anche dalla donna. I due, infatti, si sposano nel 1929, salvo divorziare dieci anni dopo a causa dei continui tradimenti del marito. Tradimenti che portano anche la Kahlo a intrattenere svariate relazioni extra-coniugali, con amanti di entrambi i sessi e tra i quali spiccano anche nomi illustri dell’epoca: Lev Trockij, André Breton, Tina Modotti, Aleksandra Kollontaj… solo per citarne alcuni.

Quando la incontra per la prima volta, però, Rivera non solo apprezza le opere di colei che sarebbe diventata sua moglie, ma la prende addirittura sotto la sua ala, inserendola nella scena culturale e politica del Messico di allora. Nel 1928 Frida si iscrive al Partito Comunista Messicano, prendendo parte attiva anche alle manifestazioni proposte dallo stesso.

Nel 1940, un anno dopo il loro divorzio, Rivera torna dalla ex moglie, dichiarando di amarla nonostante tutto e di voler ricominciare con lei daccapo. Frida accetta la nuova proposta di matrimonio e i due convolano nuovamente a nozze a San Francisco.

IL SUO STILE

Durante il lungo periodo trascorso a letto in seguito all’incidente del 1925 – che martoriò il suo corpo già fragile – i genitori le fecero installare un letto a baldacchino sormontato da uno specchio, così che potesse aiutarla a dipingere gli autoritratti. Autoritratti nei quali sfoga la frustrazione per le sue condizioni fisiche – ossessione che caratterizza buona parte della sua arte – ma che, al contempo, usa come proclamo di difesa per le sue origini e il suo popolo, inserendovi all’interno rimandi al folclore messicano.

Dal rapporto con Rivera, invece, assorbe lo stile naïf di quest’ultimo, che la porta a dipingere autoritratti ispirati a soggetti popolari e alle tradizioni precolombiane, ancora una volta per affermare e omaggiare le sue origini.

L’anno 1938 segna una svolta per la sua carriera: la produzione pittorica si fa più fitta e va oltre la raffigurazione del suo tormento fisico. Inizia a trasporre su tela il suo io interiore e la relazione umana con la Terra. Spesso nei suoi quadri compare un bambino, soggetto scelto dall’artista per indicare se stessa.

Sempre nel 1938, André Breton rimane così colpito dalla sua arte, che la definisce “una surrealista creatasi con le proprie mani“; l’anno successivo, inoltre, Frida accetta l’invito dal saggista a recarsi a Parigi, dove viene allestita una mostra a lei dedicata.

La vita parigina, tuttavia, agli occhi della pittrice appare troppo decadente; pur sapendo che etichettata come artista surrealista avrebbe senz’altro ricevuto il parere favorevole della critica, da spirito libero e indipendente quale sempre è stata ha preferito discostarsi da tale etichetta, prediligendo essere considerata un’artista originale.

Tre importanti esposizioni la vedono protagonista quando ancora in vita: una nel 1938 a New York, una l’anno successivo a Parigi e una nel 1953 (anno prima della sua scomparsa) a Città del Messico.

Vi lascio ora con ciò che scrisse nel suo diario poco prima di lasciarci: “Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più“.

E voi, conoscevate la sua storia?

Ci vediamo tra un mese con il prossimo articolo, un abbraccio

Arianna

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