Il filo rosso che lega Taxi Driver e Joker. Breve analisi sui protagonisti

Travis è un ventiseienne reduce dalla guerra Vietnam. Da quando è stato congedato dai Marines soffre di insonnia e passa le sue notti a girare tutta New York con la metropolitana. Prende dei tranquillanti, va al cinema ma niente sembra fargli tornare il sonno. Decide quindi di trarre profitto da questa situazione e facendosi assumere come tassista per il turno notturno.

Di notte entra in contatto con tantissime persone, molte di queste vengono dai bassi fondi e lui le definisce “animali”. Fosse per lui, eliminerebbe tutta “l’immondizia” presente in città per ristabilire finalmente l’ordine.

Il personaggio interpretato da De Niro è palesemente traumatizzato dagli effetti della guerra. Ha bisogno d’aiuto, ma l’unica volta in cui lo chiede davvero non viene preso sul serio. Cerca allora di dare uno scopo alla sua esistenza e decide di uccidere il candidato Palantine, che incarna tutto ciò che è gli è andato storto. I suoi piani però vengono stravolti quando viene scoperto dal corpo di sicurezza dello stesso, e nell’arco della stessa giornata è costretto a cambiare le sue decisioni. Finisce quindi per sparare a tre importanti criminali che gestivano un giro di prostituzione di ragazzine, di cui fa parte la giovane Iris di soli dodici anni e mezzo, e che Travis vuole aiutare a fuggire per costruirsi una vita. Ironia della sorte, il nostro Taxi driver passa dall’essere un emarginato a un eroe mediatico.

In questo passaggio si può leggere un legame che collega il personaggio di De Niro a quello di Phoenix in Joker.

Anche Arthur infatti, soffre di un disturbo che lo porta ad avere delle numerose e improvvise risate che non sono collegate alle sue emozioni.  Questa condizione lo porta a trovarsi in situazioni in cui le persone si prendono spesso gioco di lui, o in cui addirittura viene percosso. Anche lui inoltre, cerca aiuto in una psicologa che però non lo ascolta, nessuno è dalla sua parte.

La famosa scena della metropolitana rappresenta il definitivo cambiamento della sua psiche: stanco di subire la violenza altrui, diventa egli stesso un assassino. Il fatto che lui stesso è una vittima passa in secondo piano e diventa un’icona di una rivoluzione intera.

In tutti e due i finali, sia Arthur che Travis sorridono davanti allo scenario che hanno realizzato. Travis ha riportato l’ordine nella vita di Iris, Arthur ha ucciso in diretta televisiva la persona che più ammirava e che lo ha tradito mettendolo in ridicolo davanti tutta l’America. Uno è un eroe, l’altro invece un pericoloso assassino.

Alla base di entrambi i film si può leggere quindi una critica al sistema mediatico sociale oltre che la denuncia dell’abbandono delle persone afflitte da malattie mentali. Inoltre, entrambi i film hanno causato enormi dibattiti sull’opinione pubblica a riguardo.

E voi, da che parte state?


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