Elena Ferrante: storia della bambina perduta

Elena Ferrante non si smentisce e ci regala un altro bellissimo libro anche con il quarto volume della saga. Appassionato, crudo, commovente e profondo come sempre!
La scrittura è moderna e ti rapisce, la lettura scorrevole rende il romanzo molto piacevole.

Le due amiche si sono modellate a vicenda nel bene e nel male, tanto da confondere e intersecare le loro aspettative e azioni…

Lenuccia ha fatto cose che non ci saremmo mai aspettate da lei, prettamente conformi al comportamento camaleontico e irrazionale di Lila. È diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila, invece, con una continua osmosi ha mostrato saggezza e razionalità, all’inizio caratteristiche solo dell’amica. È rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo ruolo di leader nascosta ma reale del rione.

Entrambe sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, cadute e “rinascite”. Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. 

L’ultimo capitolo è a tratti più toccante. La storia finisce e resta un vuoto incolmabile.


Come si fa a lasciare andare Lila e Lenù dopo tutto questo tempo? Dopo averle viste crescere, cadere, soffrire, innamorarsi, lottare. 

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