Dalle Langhe all’America, l’intimo viaggio nei ricordi di Cesare Pavese con “La luna e i falò”

“Magari c’è una casa, delle ragazze, dei vecchi, una bambina e nell’estate battono il grano, vendemmiano, nell’inverno vanno a caccia, c’è un terrazzo- tutto succede come a noi.”

Anguilla-La luna e i falò, C. Pavese

‘La luna e i falò‘ di Cesare Pavere è l’ultima opera dello stimato autore italiano. Pubblicato nell’aprile del 1950 rappresenta il libro più intimo e caratteristico dello scrittore.

Anguilla, protagonista dell’opera, torna al suo paese nelle Langhe dopo molti anni trascorsi in America. Con l’amico Nuto ripercorre i luoghi in cui ha trascorso la sua infanzia e adolescenza: un vero e proprio viaggio nel tempo che si pone l’obiettivo di ripercorrere il genere umano, da un paesino ad una metropoli, scoprendosi cresciuto, ma non particolarmente cambiato. L’unica cosa che cambia è la visione con la quale si guarda alla nostalgia del tempo.

Tra presente e passato, ‘La luna e i falò” di Pavese, cerca di catturare l’attenzione del lettore circa l’etnografia di una terra che potrebbe essere qualsiasi borgo rurale italiano degli anni della Liberazione partigiana. L’opera, infatti, recupera temi civili e li intreccia ai desideri e ai problemi privati.

Dramma e lirica culminano in un falò inatteso che lascerà solo una reliquia a simboleggiare l’iconica figura di una morte senza scampo, la cui natura è insita nella necessità umana di cancellare il passato.

Leggendo “La luna e i falò” si riscopre la solitudine di un uomo le cui origini sono ben più difficili da rimuovere di un corpo in carne ed ossa con fuoco e benzina.

La scrittura di Pavese si riempie di gergo e dettagli. L’impossibilità di rapportarsi all’altro in una terra sconosciuta come l’America è descritta con un linguaggio fluido e comprensibile a chiunque, ma più il viaggio si avvicina alle Langhe- e all’animo dell’autore- più il racconto si complica e si cosparge di dialetto e pathos.

La memoria, intesa come introspettiva ricerca di un ricordo nitido, è dedicata alla guerra partigiana, all’Italia, alla sua incommensurabile sensazione di spaesamento. Cesare Pavese, con il suo protagonista Anguilla, racconta la natura umana di un italiano della prima metà del Novecento: bastarda in Patria, incompresa nel mondo.

Serafina Di Lascio

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