Penelope, angelo del focolare e regina in astuzia

LA FIGURA FEMMINILE NELL’ARTE E NELLA MITOLOGIA

– III –

PENELOPE

Buongiorno lettrici, lettori!

Bentornati al nostro appuntamento mensile con La figura femminile nell’arte e nella mitologia. Oggi, dopo avervi raccontato un po’ la vita di Frida Kahlo nella scorsa puntata, faremo un salto all’indietro nel passato, tuffandoci ancora una volta in quel mare magno che è la mitologia. E lo facciamo con una bellissima figura, una donna simbolo di fedeltà e devozione incrollabili: Penelope.

Sicuramente, tutti la conoscete come la moglie fedele e innamorata di Ulisse, in grado di aspettare il suo ritorno per ben vent’anni, anche quando tutti credevano l’eroe ormai morto. Ma quali sono le origini di questa donna integerrima? Come ogni mito che si rispetti, anche in questo caso vi sono più versioni. Sicuramente, sappiamo che era cugina di Elena (sì, proprio quella Elena) e discendente di Perseo – il padre di Penelope, il re dell’Attica Icario, era il nipote dell’eroe. Le varie storie si differenziano, invece, per l’identità della madre. Secondo alcune, la nostra protagonista era figlia della naiade Peribea, secondo altre della figlia del re Ligeo, Policaste. Insomma, da qualunque parte la vogliamo vedere, pare ovvio che la nostra Penelope abbia origini decisamente altolocate.

Nonostante al suono risulti così dolce e melodioso, il nome Penelope ha un significato davvero buffo. Secondo la versione più accreditata, infatti, il nome deriverebbe dal greco πηνέλοψ (ok, fate finta di saperlo leggere e passate direttamente alla traduzione), “anatra”. Non proprio un significato così aulico, non trovate? Ma! C’è ovviamente un ‘ma’. Perché mai i genitori dall’alto lignaggio avrebbero dovuto chiamare la figlia in questo modo? Una delle leggende che ruota attorno al suo nome narra che, gettata in mare appena nata per ordine del padre (ammazza che papino amorevole, eh?!), venne salvata da alcune anatre che, nuotando proprio nei pressi, la tennero a galla e la riportarono a riva; dopodiché i suoi genitori decisero di tenerla e le diedero appunto il nome Penelope. Un’altra versione della storia, invece – se vogliamo pure un po’ banale – sostiene che il suo nome sia accostato all’episodio che la vede protagonista nell’Odissea. Penelope, quindi, deriverebbe dal greco πηνη, “tela”.

Ora, immagino che tutti voi – o quasi – vi aspettiate che, fatte le presentazioni, si passi alla parte dell’articolo in cui vi racconto il classico, trito e ritrito, mito di Penelope. Ebbene, mai convinzione fu più errata! Non starò a raccontarvi di tutte le volte in cui le dolci dita della nostra Penelope tessero e sciolsero il famoso sudario di Laerte prima che il marito disgraziato tornasse a casa. No! Passerò subito alla parte in cui vi racconto cosa simboleggia la figura di Penelope che, lasciatemelo dire, è l’aspetto che più amo ogni volta che vi presento una protagonista.

Direi quindi di cominciare. Come vi ho anticipato nell’introduzione all’articolo, Penelope è la personificazione di una fedeltà incrollabile, di una tenacia costante nel credere nel proprio matrimonio nonostante le difficoltà e le spinte esterne a cambiare vita. Non solo. Lasciata sola nella gestione dell’oikos (della casa, intesa in senso lato come vita famigliare) – il figlio Telemaco era all’epoca troppo piccolo per poter contribuire alle economie domestiche – Penelope incarna le radici, la vera essenza dell’essere umano: il luogo chiamato ‘casa’, il ritorno ciclico alle origini e alla propria patria.

Ma non è finita qui. Oltre a essere il perfetto angelo del focolare (concetto, lasciatemi dire, un po’ obsoleto ai giorni nostri), la regina di Itaca brilla anche in astuzia e furbizia. Se pensavate, infatti, che il caro maritino fosse il solo a essere arguto (nonostante lui, a differenza di Penelope, qualche scappatella se la sia concessa), vi sbagliavate di grosso: nella società post-bellica che viene dipinta nell’Odissea (al contrario di quanto fu per l’Iliade), la donna viene apprezzata non soltanto per come appare, ma anche per com’è. Intelligenza, dinamismo, furbizia diventano tutte doti che procurano alle donne dell’epoca grande considerazione. E, ideatrice del trucchetto della tela, Penelope di certo non mancava in astuzia.

Infine, lasciatemi concludere con un pizzico di pepe. Purtroppo, com’è vero che anche ai giorni nostri sembra essere la… ops, scusate, non si può dire! a dettare i meccanismi dell’universo umano (soprattutto maschile, ehm…), anche per quanto riguarda il poema omerico, se vogliamo fare un’ultima analisi per macro-elementi, è la figura di Penelope a tenere le redini dell’intero viaggio di Ulisse. È per lei e per tutto ciò che la sua figura simboleggia, infatti, che il nostro eroe (fedifrago, scusate ma dovevo dirlo!) fa di tutto per tornare alla sua Itaca.

Ebbene, anche per questa puntata de La figura femminile nell’arte e nella mitologia siamo giunti alla fine. Mi raccomando, se l’articolo vi è piaciuto… spread the voice!

Vi aspetto il prossimo mese con un nuovo personaggio tutto da scoprire. Nel frattempo, un abbraccio.

A presto,

Arianna

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