Recensione: Bass Ackwards di Laura Rocca

Il ragazzo perfetto non esist.. Ah no, l’avevo già detto, giusto? Però ammettiamolo, a parte che si tratta di un moro questa volta (Sì, avete capito bene, il primo moro di Laura Rocca!), non dico per forza che sia il ragazzo perfetto, anche perché quel primato ce l’ha Denys, ma Kirk, il bassista dei The Blind Spot, è quello che sceglieresti, nonostante tutto. Ovvio, ha i suoi difetti e sbaglia, ma è pur sempre pronto a mettersi in discussione e migliorare!

Ma torniamo seri, perché “Bass Ackwards” è anche la storia di Piper. Una ragazzina di soli 14 anni che affronta la vita praticamente da sola, cercando l’amore dove non esiste più, dove la mente non collabora, perché annebbiata. L’unico suo “raggio di sole” (o dovrei dire “stella”?) è Kirk, che l’unica persona, oltre alla sua migliore amica, che la sta vicino. Peccato che le storie adolescenziali finiscono, perché magari ancora troppo piccoli, immaturi o, semplicemente, per decisioni altrui.

“Quando ami davvero qualcuno, possono anche passare anni e anni, il tempo non lenirà nulla e i suoi errori non faranno mutare i tuoi sentimenti. È la testa che si infuria, ma il cuore no – quel maledetto -, lui prosegue a battere incessantemente per quella persona”

Ma se è scritto nelle stelle, allora ci si ritroverà. Ed è proprio quello che è capitato a loro.

Peccato per la situazione che non è esattamente quella che si potevano aspettare… soprattutto per Kirk, costretto a fare i conti con sue convinzioni del tutto sbagliate.

Piper d’altro canto è una donna che sta affrontando, ancora, da sola la vita. Si rialza dove nessuno ce l’avrebbe fatta, almeno non da soli. Piper non è solo una Donna, ma un esempio da seguire.

“Ora so che la vita merita di essere vissuta, è troppo breve per limitarsi a esistere e basta. […] Sono consapevole che la paura è un ostacolo apparentemente insormontabile che non permette di vivere appieno ed è meglio affrontarla sempre, anche a costo di soffrire, ma almeno vivendo una vita per cui valga la pena. […]”

Anche in questa storia, Laura Rocca parla di una tematica delicata, frutto di uno studio accurato, per mostrarci non solo quanto facciano schifo le droghe, ma quanto rovinino anche la vita delle persone intorno.

Usando il termine con un altro significato, posso confermare che i suoi libri sono una droga, ti fanno stare ore senza staccare mai gli occhi dalle pagine, ti fanno provare empatia con i personaggi, ti fanno rivedere in loro, e ti fanno piangere, ma piangere davvero.

Vi lascio i link affiliato Amazon dove trovare il romanzo: https://amzn.to/3ftplk0


Se volete conoscere anche gli altri componenti della Band The Blind Spot, trovate la storia di Jaxon (“No strings attached“) e di Denys (“Strike a chord“) qui: https://amzn.to/2RPzGxq e https://amzn.to/2QYjwBt.


Volete sapere cosa ne penso? Venite a leggere le recensioni! https://unbloginrosa.com/2020/10/09/no-strings-attached-di-laura-rocca/
https://unbloginrosa.com/2021/01/29/review-party-strike-a-chord-di-laura-rocca/

2 pensieri su “Recensione: Bass Ackwards di Laura Rocca

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