La Penelope di Luigi Malerba: la donna moderna in “Itaca per sempre”

“Devo difendermi dai ricordi che per anni hanno guidato ogni mio gesto e ogni mio pensiero. Leggeri festi, quasi sospesi nell’aria, e pensieri pesanti come il piombo.”

A quali ricordi e a quali pensieri si riferisce la Penelope di Luigi Malerba?

Il romanzo Itaca per sempre, scritto nel 1997, è una rilettura in chiave introspettiva e psicologica del ritorno di Ulisse in patria. L’autore -Luigi Malerba- ha più volte dichiarato di non aver voluto correggere in alcun modo un’opera della levatura dell’Odissea. Il suo intento, infatti, era quello di raccontare ciò che Omero ha taciuto di proposito.

L’Ulisse omerico è reticente. La passività di Penelope non è credibile e la tradizione misogina dell’antica Grecia andava ri-arrangiata ai tempi moderni.

Luigi Malerba, con maestria e chiarezza espositiva, ha voluto dare voce alla donna più famosa della letteratura greca. Penelope, infatti, venne valutata quasi inferiormente ad Argo, il cane di Ulisse, che fu l’unico a meritare di riconoscerlo.

Come pensare che una donna che attende per decenni il ritorno del suo amato marito, barcamenandosi tra tessitura e Proci, non potesse capire l’inganno architettato dal suo amato eroe?

Le mentite spoglie sotto le quali Ulisse torna a Itaca sono un tradimento nei confronti della fiducia della donna amata?

Luigi Malerba non lo accetta e da vita a una Penelope saggia, colta, brillante e forse più astuta del suo uomo: una vera donna moderna.

Tace al riconoscimento e si danna all’idea che il suo Ulisse si sia voluto nascondere anche da lei.

Un dramma intimo e psicologico, in cui, lo stesso eroe greco inizierà a dubitare della sua persona, della propria astuzia e della propria incrollabile personalità.

Penelope batte Ulisse e, Malerba, rivisitando l’Odissea, dà vigore alla figura femminile, forse ispirato da quella rivoluzione femminile di fine Novecento.

 È valsa la pena aspettare tutti quegli anni un uomo che decide di celarsi persino a lei, per mancanza di fiducia?

A rispondere è la stessa Penelope che in Malerba “alza la voce” dei suoi pensieri commentando:

“Non ritroverò mai più il tempo perduto e l’amore tenuto vivo solo nella memoria. Ma la memoria non è vivere. Sperare e aspettare non è vivere”.

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