#Cromorama: la storia dell’oro (blu) del Rinascimento

Sapete perché nelle vetrate tedesche siano ricorrenti il giallo e il verde, mentre in quelle francesi si riscontrano invece il rosso e il blu? Lo stile e il gusto non c’entrano nulla, si tratta piuttosto di posizioni geografiche e di disponibilità dei materiali.

Sì, perché soltanto con la contemporaneità siamo riusciti ad ottenere dei colori sintetici, disponibili in qualsiasi momento e in qualunque tinta. Precedentemente i colori venivano realizzati tramite processi molto lunghi e perciò considerati come bene preziosi. Alcuni molto più di altri, come ad esempio il blu oltremare con cui Falcinelli apre la seconda parte del volume Cromorama, “Storie”.

Etimologicamente, questa tinta viene definita “oltremare” perché deriva da una pietra semipreziosa, il lapislazzulo, che veniva importata in Europa da navi che venivano da paesi lontani, “oltre” il Mediterraneo (l’attuale Afghanistan). A renderlo così prezioso però non è soltanto l’esportazione, ma anche il processo di preparazione del colore stesso. Secondo il pittore Cesare Cennini al lapislazzulo si dovevano mischiare altri minerali e poi aggiungere olio, cera e resina per eliminare tutte le impurità.

Un colore del genere aveva quindi un valore economico elevato, che si rifletteva sulle opere d’arte. I committenti ne erano più che consapevoli e perciò premevano di vederlo spendere sulle proprie commissioni, così da lanciare un doppio significato: l’arte non mostra soltanto talento ma anche il suo costo.

Il blu oltremare si radica anche e soprattutto nell’iconografia religiosa: è infatti nel Rinascimento che il colore delle vesti di Maria si iniziano a tingere di questo colore. Viene eliminato il nero, simbolo del lutto di una madre che perde il figlio, con cui la Vergine era stata raffigurata fino al Quattrocento, per vestire il ruolo della regina dei cieli. Successivamente, nel Seicento con l’epoca barocca verrà affiancato anche l’oro e poi ancora il bianco, simboli della Chiesa e della purezza che incarna la Vergine.

Ancora oggi Maria viene rappresentata con questi colori su tutte le sue immagini che vengono distribuite in parrocchia, in ospedale o nei presepi. Non sono quindi colori scelti per puro caso, ma sono strumenti preziosi con cui si veicolano messaggi che sono ancora radicati nella società contemporanea.  

Quello che è importante sottolineare quindi è la simbologia che si trova sottesa all’utilizzo di ogni colore, che si trasforma in un vero e proprio topos dall’uso concreto che se ne fa.

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