Ritratto della Val Camonica negli anni ’40 in “L’Orto Fascista” di Ernesto Masina

Scrittura rapida e precisa, quella di Ernesto Masina in “L’Orto Fascista” è una letteratura necessaria nello scenario italiano moderno.

Pubblicato nel 2013, il romanzo di Masina si presenta come un ritratto dell’occupazione tedesca a Breno del 1943. La fotografia dei personaggi della Valle Camonica mostra la ridicola smania dei piccoli gerarchi di mettersi in mostra dinanzi ai sottoposti e ai cittadini.

Il titolo rimanda all’orto che la Maestra Lucia, personaggio derivato da un’intelligenza creativa, inaugura, elevato a simbolo della grandezza del Regime fascista.

Caricaturale, a tratti tragicomico, l’Orto Fascista di Ernesto Masina mostra debolezze e limiti di alcune figure classiche di un paesino delle valli della Lombardia della Seconda guerra mondiale. Un farmacista incallito e donnaiolo, la maestra disposta a tutto pur di aiutare il marito a far carriera nelle file del Regime, parroci devoti più al fascismo che a Dio e tedeschi sprovveduti.

Proprio quest’ultimi saranno vittime di un attentato da parte di un gruppo di paesani, organizzato tra una partita a carte e una bevuta tra i tavolini del bar Monte Grappa. Far saltare l’auto che usano gli alleati del fascismo nei loro spostamenti per controllare la valle è più un gesto goliardico che un vero golpe, ma la morte regala al racconto la venatura necessaria per leggere la caduta della morale di quegli stessi anni.

Leggero e coinvolgente, l’Orto Fascista sorprende il lettore sin da subito, con colpi di scena ai quali è necessario ridere e riflettere. Alla follia nazista si accompagna il recupero dell’umanità che si credeva scomparsa ormai da tempo.

NOTE SULL’AUTORE

“Sono sempre stato un gran lettore anche perché nelle lunghe trasferte all’estero passavo le serate leggendo. Quella mattina ho dato, in pochi giorni, la seconda svolta alla mia esistenza. Ho deciso di tentare di scrivere il romanzo che mi sarebbe piaciuto leggere”- Ernesto Masina.

Ernesto Masina è nato in Africa da un padre fiorentino e una madre bresciana. Girovaga parecchio da piccolo, seguendo gli spostamenti del padre ufficiale della Benemerita. Una serie di percorsi che, a cavallo della guerra, lo portano a Breno in Val Camonica.

Dopo una vita nel ruolo di responsabile commerciale di un’azienda chimica, Ernesto Masina ha scoperto l’arte. Prima l’esperienza di “Varese Corsi” del Comune, con l’interesse per il lavoro con la creta. Poi un bel periodo di tele dipinte a tempera, colori vivaci, paesaggi come soggetto prevalente. La scrittura, però, resta una delle arti nelle quali riscontra il maggior successo.

Serafina Di Lascio

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