Laura Rocca: Intervista all’autrice

Scrivere è un arte, ma sono pochi i veri artisti.
E Laura Rocca rientra sicuramente in questa categoria, l’autrice che della sua passione ne ha fatto un lavoro, insegnandoci a credere in noi.

Tra romanzi e libri fantasy, la scrittrice tratta tematiche delicate, importante, non affrontate sempre nel modo giusto, e le presenta sempre con uno studio alla base.


Quando hai iniziato a scrivere? E dove nascono le tue storie?

Ho iniziato a scrivere intorno ai dodici anni. Quando andavo alle medie ero un’emarginata poiché indossavo i busti correttivi per la scoliosi e non avevo amici. La scrittura era diventata un modo per averne, mi inventavo delle storie nelle quali avevo quegli amici che mi mancavano nella realtà. Ho sempre proseguito a scrivere ma, per molti anni, ho accantonato l’idea di pubblicare perché molto frenata dai contro: esporsi al giudizio di altre persone. Alla fine la mia voglia di provarci ha vinto ed eccoci qui. Fisicamente: esclusivamente al pc, non potrei mai scrivere al cellulare, è una cosa che detesto profondamente. Le idee possono nascere da tutto. Conversazioni che ascolto, un sorriso, uno sguardo, qualcosa nella gestualità di qualcuno che mi colpisce e mi fa venire un’idea.


Con quale dei tuoi personaggi ti sei divertita di più e quale hai fatto più fatica a scrivere?

Dipende da che cosa intendi per “divertita”. Se lo intendi nel senso letterale del termine, sicuramente, le storie più divertenti sono state quella di Erin e Gabriel e quella di Alexis e Zack, rispettivamente All’Amore bastano cinque minuti e Love Challenge. Se intendi, invece, il momento più piacevole da un punto di vista lavorativo, sicuramente Jaxon di No Strings Attached. Odio Brian delle Cronistorie degli Elementi, confesso che a un certo punto avevo deciso che sarebbe morto per levarmelo dai piedi. Esteticamente ha tutto quello che trovo orripilante in un uomo e l’idea di scrivere la sua parte romance mi disgustava. Mi sono sforzata solo perché sapevo che se lo avessi ucciso i lettori l’avrebbero presa troppo male, ma davvero resistere alla tentazione di levarmelo dai piedi è stata molto dura. Scrivere la sua parte è stato letteralmente un’agonia, sono i pezzi che mi hanno richiesto più tempo, mi sono proprio annoiata a morte.


Hai qualche aneddoto da raccontarci?

Quando mi sono trovata nella condizione di spedire i gadget di Bass Ackwards, ho avuto un mancamento. Non mi ero resa conto subito che nel pacco mancavano gli orecchini con le stelline. È stato un trauma perché dovevo spedire e non c’era più tempo per ordinarli di nuovo. Alla fine, mi sono armata di pazienza, sono andata in giro per negozi di minuteria e ho comprato le monachelle e i charms facendo gli orecchini con le mie mani. Fortunatamente, in passato, mi divertivo a creare gioielli con il fimo e quindi ero capace e avevo tutto l’occorrente inteso come pinze ecc.


Come mai hai deciso di trattare tematiche delicate come la violenza, la droga, ecc.?

Non ho nulla contro i libri che sono puro intrattenimento e basta, anzi. Credo, però, che essendo il romance un genere molto letto mi offra una fantastica opportunità: raggiungere molte persone. Trovo sia giusto sensibilizzare tutti su alcuni temi.


I libri sono un po’ come i figli, non si ama uno più di un altro. Ma c’è uno a cui sei più legata?

Ne ho scritti talmente tanti che scegliere diventa sempre più difficile. La risposta che mi viene senza stare a pensarci, secondo me, è quella giusta: No Strings Attached. È un libro che, in realtà, non era assolutamente previsto perché stavo scrivendo altro. La storia mi piombata tra capo e collo, non ho potuto fare a meno di scriverla, è uno dei pochi libri di cui non avrei tagliato nulla, di cui non c’era niente che non mi piacesse e per il quale avevo grandi sensazioni positive. Onestamente, di solito, non le ho mai. A oggi è il mio libro che, in assoluto, ha venduto di più e quindi presumo che quelle sensazioni fossero veritiere. Ho mollato di punto in bianco quello a cui stavo lavorando per dedicarmici e mai scelta fu più azzeccata.

Com’è stato per te scrivere “La scoperta del vero amore”? Questo romanzo, che oserei dire “personale”, ti riguarda da vicino?

Dipende da cosa intendi con questa domanda. Se parli del problema trattato, ovviamente, mi riguarda da vicino perché anche io ero obesa, ma se ti riferisci agli attacchi di fame di Cat, al suo vissuto e comportamenti assolutamente no. La cosa in cui Cat mi somiglia di più caratterialmente è la sua passione per Eli. Se avessi avuto un collega come lui, probabilmente, avrei sperato di dover lavorare pure il giorno di Natale. Io cerco sempre di prendere molto distacco da ciò che scrivo, non parlo mai di me stessa o della mia storia, parlo di un problema. In questo caso, per cercare di mantenermi il più distante possibile e non correre il rischio di parlare di me, misi nel mio gruppo un questionario anonimo per chiedere alle persone sovrappeso di rispondere alle mie domande e di raccontarmi come si sentivano circa certe situazioni.
Qui esiste ancora il post in cui ne parlo sul mio sito: https://www.laurarocca.it/vuoi-essere-parte-attiva-del-libro/

Un’ultima domanda, quale sarà il prossimo libro che ci darai l’onore di leggere? Un piccolo spoiler?

Il prossimo libro che leggerete sarà la storia di Eric. So che molti credevano fosse Sherman, ma c’è ancora un po’ di strada da fare per la sia storia.


Ringrazio l’autrice per l’intervista che mi ha gentilmente rilasciato.


In seguito vi condivido i primi 3 romanzi della serie Rise Like A Rocket con la storia di Jaxon, Denys e Kirk, pronti a conoscere Eric?

Ci sono incontri che ti cambiano la vita, basta un singolo istante e tutto ciò che avverrà dopo sarà condizionato da quell’attimo.
La vita, in un attimo, è capace di cambiare le nostre prospettive e di aprire nuovi orizzonti.
«Quante sono le stelle del cielo?»
«Un milione?»
«Non lo so. Cosa ne dici di trascorrere il tempo a contarle con me?»

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