Berthe Morisot, la nota rosa dell’Impressionismo

V –

BERTHE MORISOT

Care lettrici, cari lettori,

bentornati al nostro appuntamento mensile con La figura femminile nell’arte e nella mitologia. Dopo questa (lunga) pausa estiva, la rubrica torna attiva, e lo fa in grande stile.

Per augurarvi una buona ripresa dopo le vacanze, ho scelto di raccontarvi di un soggetto a me caro: l’arte impressionista. Ovviamente, lo faremo nel pieno stile di questo spazio, ossia… al femminile!

La figura di cui vi racconto oggi è quella di Berthe Marie Pauline Morisot, pittrice francese della seconda metà dell’Ottocento.

Tranquilli, se non ne avete mai sentito parlare, è perché sfido chiunque a trovare nei libri di storia dell’arte scolastici artiste femminili. Non parliamone, poi, se lo spazio per divulgare è poco e ci sono concorrenti quali Monet, Manet & company!

Come avrete ormai capito se siete lettori di questa rubrica, la sottoscritta non ama soffermarsi troppo sui dettagli della vita delle protagoniste proposte (per quello, c’è sempre Wikipedia!). Tuttavia, qualche cenno merita di essere fatto, per comprendere meglio il contesto nel quale ci muoviamo.

La nostra Morisot nacque in una famiglia agiata, l’arte già nelle sue vene data la parentela da parte della madre col celebre pittore dell’epoca Jean-Honoré Fragonard. Quando, ad un certo punto, la famiglia si trasferì a Passy, una città nei pressi di Parigi particolarmente vivace ed effervescente dal punto di vista artistico e culturale, l’ambiente che circondava la ragazza – e il fatto che i genitori accogliessero nella loro casa artisti e intellettuali – contribuirono al sorgere in lei della passione per la pittura.

Tuttavia, arriviamo ora alla nota dolente: l’essere nata donna. Già perché, dovete sapere, all’epoca l’ Ecole des beaux-arts vietava l’iscrizione al gentil sesso. Tutto ciò che apprese Berthe, dunque, lo fece in privato grazie alla guida dapprima di Geoffrey-Alphonse Chócarne, un neoclassicista, e di Joseph Guichard poi. Fu proprio quest’ultimo a invitarla ad apprendere la tecnica riproducendo le opere dei grandi maestri.

Lo spirito ribelle della Morisot, insofferente alle convenzioni accademiche, la portò ad un certo punto della sua vita presso l’atelier di Jean-Baptiste Camille Corot, il quale la spinse a dipingere a diretto contatto con la natura. Questo la aiutò ad approfondire i suoi studi sulla luce e sui colori.

Un altro momento chiave nella vita di Berthe Morisot, fu quando la sorella convolò a nozze. Sentendosi particolarmente sola, la donna strinse legami coi “colleghi” pittori Puvis de Chavannes, Degas e Fantin-Latour. Fu tuttavia col celeberrimo Édouard Manet che Berthe strinse un legame particolarmente speciale, arrivando a descriverlo così:

Trovo in lui una personalità affascinante che mi piace infinitamente.

Anche l’artista rimase molto colpito dalla giovane, che definì come una

ragazza riservata e che parlava a voce bassa, sottile come un giunco, occhi neri e profondi, che amava vestirsi di nero e all’ultima moda e leggere romanzi in voga.

Tuttavia, all’epoca Manet era sposato e, se anche vi fosse effettivamente una relazione tra i due, non ne esistono prove. Ciò che è certo, invece, è che la Morisot divenne ben presto una musa per lui, che la ritrasse in ben undici suoi dipinti.

Piccola nota di gossip: Berthe, nel 1874, entrò ufficialmente a far parte della famiglia Manet. So già a cosa state pensando: eh eh, vedi il vecchio volpone che ha lasciato la moglie per la bella musa ispiratrice! E qui vi rovino la festa, perché no, non è così: la Morisot divenne effettivamente una Manet, ma sposò il fratello di Édouard, Eugène. Tra l’altro, per i più curiosi, pare che quello tra i due fosse un matrimonio davvero felice.

Ma veniamo all’aspetto “pittrice” della nostra protagonista. Il legame con uno degli esponenti massimi della corrente impressionista fu cruciale per l’approccio definitivo di Berthe a quest’arte. L’anno 1873 segnò una svolta importante per la donna: insieme ad altri esponenti del nascente movimento impressionista, fondò la Società anonima degli artisti, pittori, scultori, incisori, ecc. Grazie a questa società, la Morisot poté esporre ben nove dei suoi lavori in una mostra alternativa presso lo studio del fotografo Nadar. E, indovinate un po’? Tra tutti coloro che esposero, Berthe fu l’unica donna. Immaginate lo scandalo e l’onta portata dalla sua presenza nel mondo accademico! Nonostante l’indignazione fu alle stelle, i dipinti della Morisot riscossero parecchio successo, cosa che garantì la presenza della pittrice a tutte le successive esposizioni degli Impressionisti.

Purtroppo, a soli cinquantaquattro anni, il sopravvenire di una grave polmonite aggravò il quadro clinico precario della donna, che non riuscì a sopravvivere. La cosa peggiore è che, sulla lapide, si può leggere soltanto le seguenti parole: Berthe Morisot, vedova di Eugène Manet. Addirittura il certificato di morte riporta la dicitura “senza professione”. Una vera vergogna per un’artista in grado di produrre, nella sua breve vita, più di quattrocento opere.

Lo stile

Come avrete capito, Berthe Morisot fu una delle pochissime esponenti femminili dell’arte impressionista. Ciò, se lo consideriamo con i paraocchi ottocenteschi, assume particolare rilevanza. All’epoca, infatti, il ruolo di pittore era riservato esclusivamente agli uomini, mentre le donne erano rilegate a essere i classici angeli del focolaio, dedite alla cura della famiglia e al mantenimento di una buona immagine in società.

Per emergere e farsi notare in un ambiente così ostile, quindi, la nostra protagonista non solo era dotata di gran talento, ma anche di una forte personalità. In un mondo in cui l’emancipazione femminile era fortemente osteggiata, Berthe riuscì non solo a farsi conoscere, ma anche a diventare un modello di indipendenza, di perseveranza e di talento. Perfino per i colleghi uomini, dai quali era riuscita a ottenere il meritato rispetto.

La culla e La lettura

Da un punto di vista prettamente stilistico, gli esordi da pittrice furono caratterizzati dall’influenza di Corot: una vera dedizione per la pittura all’aria aperta, alla ricerca della luce. Questo agevolò il “passaggio” alla corrente impressionista quando nella sua vita entrò la famiglia Manet. Fu allora che gli schemi troppo rigidi della sua arte scomparvero del tutto, lasciando spazio a una pittura più morbida, aggraziata e intrisa di luminosità. I tratti si fecero più liberi e sfumati, dando l’impressione al pubblico di essere il prodotto di moti spontanei.

I temi che Berthe riportò sulle sue tele sono molteplici: si cimentò in paesaggi, marine, ritratti all’aria aperta… Tuttavia, come abbiamo detto, il clima ostile che aleggiava attorno al suo mestiere e, soprattutto, al suo essere donna, la ostacolarono a tal punto da farle preferire il ritrarre il mondo domestico, soprattutto femminile. Non è un caso se, tra le sue opere di maggior successo, vi sono scene casalinghe che ritraggono donne della media e alta borghesia.

I ritratti della sorella e della madre (La culla e La lettura, rispettivamente) sono tra le opere di Berthe Morisot più conosciute e apprezzate.

Come sempre, il nostro “viaggio” alla scoperta delle figure femminili nell’arte è terminato. Sperando che vi sia piaciuto, ora vi chiedo: conoscevate già la pittura di Berthe Morisot?

Mandandovi un caloroso abbraccio, vi aspetto alla prossima puntata!

A presto,

Arianna

2 pensieri su “Berthe Morisot, la nota rosa dell’Impressionismo

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