Elisabetta Siriani, il successo della donna nell’arte barocca

– VII –

ELISABETTA SIRIANI

Buongiorno a tutti e ben ritrovati al nostro appuntamento mensile con La figura femminile nell’arte e nella mitologia.

In questa puntata vi propongo la storia di Elisabetta Sirani, pittrice e incisore italiana della seconda metà del Seicento, il cui operato possiamo definirlo di stile barocco (sì, l’ho scelta proprio perché è uno dei miei stili preferiti, non me ne vogliate!).

La nostra protagonista nasce con l’arte nelle vene. È, infatti, la prima dei quattro figli di Giovanni Andrea Siriani, all’epoca un affermato pittore bolognese e mercante d’arte. Fin da piccola, quindi, Elisabetta cresce in un ambiente fortemente improntato alla cultura artistica. Insieme alle sorelle studia alla scuola del padre, dove dimostra da subito la sua bravura realizzando notevoli ritratti a soli diciassette anni.

All’inizio della sua carriera, Elisabetta si dedica soprattutto ai cosiddetti “quadretti da letto”, ossia opere di piccole dimensioni a tema sacro, destinate a collezioni private.

Nell’ambiente diventa presto famosa proprio per questa sua caratteristica produzione, in particolare per le raffigurazioni delle Madonne o delle eroine bibliche e letterarie.

Ma passiamo, ora, a esaminare il suo stile. La sua tecnica è alquanto inusuale per l’epoca in cui ci troviamo. Elisabetta, infatti, abbozza i suoi soggetti utilizzando tratti veloci, spigolosi, per poi perfezionarli utilizzando la tecnica dell’acquerello con gran disinvoltura e maestria (all’epoca, il termine che usano per definire questa “attitudine”, questo modo di lavorare, è sprezzatura).

Come ormai saprete se avete letto qualche articolo precedente di questa rubrica, nei secoli l’ambiente artistico e culturale è sempre stato restio – se non addirittura ostile e ostativo – all’ingresso (e al successo) della donna. Per questo motivo,

per sfatare le voci che vedevano il padre furbo “sfruttatore” di una inesistente capacità o abilità della figlia

e per dimostrare il suo talento, la nostra protagonista lavora a una parte delle sue opere in pubblico, alla presenza addirittura dei suoi committenti più altolocati.

Come vi accennavo in apertura, Elisabetta Siriani non è soltanto una pittrice, bensì si dedica anche all’arte dell’incisione. Nonostante il breve periodo di attività (muore giovanissima all’età di ventisette anni, ufficialmente a causa di una peritonite – sulla vera causa del decesso aleggia ancora un’aura di mistero), le si attribuiscono circa 200 incisioni: un numero probabilmente troppo elevato considerato l’arco temporale, ma la verità non è mai stata accertata.

Un’arte al femminile

Visto il suo background culturale e la sua città natale, Elisabetta fa parte di quella corrente barocca conosciuta come “scuola bolognese”. La città di Bologna, in particolare, è stata un centro molto florido per l’arte femminile. È stata, infatti, una culla molto prolifica di artiste donne, che poterono operare liberamente anche grazie alla protezione fornita dal nome di famiglia. Spesso, infatti, erano figlie di illustri artisti dell’epoca (pensiamo, ad esempio, a Artemisia Gentileschi figlia di Orazio, o a Marietta Robusti figlia del Tintoretto).

Proprio nell’ambiente dei Siriani si era costituito un nucleo operante tutto al femminile, tant’è che in alcune opere di Elisabetta è possibile notare addirittura “la mano” delle sue allieve. Nei dipinti autografi della pittrice, invece, in un primo tempo sono chiaramente visibili gli insegnamenti ricevuti dal padre, a sua volta allievo di Guido Reni. Con lo scorrere del tempo e il raggiungimento della maturità – non soltanto fisiologica ma anche artistica – Elisabetta sviluppa un proprio stile, più naturalistico e vicino alla scuola veneta.

Curiosità

Ora, prima di salutarci, veniamo a qualche curiosità sulla nostra protagonista. Nel 1947, quando in Italia la monarchia lascia il posto alla repubblica, l’Istituto femminile di arti e mestieri Regina Margherita viene definitivamente intitolato a Elisabetta Sirani.

Ma due cose ancora più curiose accaddono nel 1994. Per la prima volta, l’opera d’arte di una donna viene raffigurata su un francobollo americano della serie natalizia dello United States Postal Service (il dipinto in questione è Madonna con Bambino). Inoltre, pensate che alla nostra Elisabetta è perfino stato dedicato un cratere sul pianeta Venere! Non male per un’artista che ha potuto sfornare opere soltanto per un decennio, no?

Ora, a voi la classica domanda: conoscevate già questa artista? Vi ispira approfondire la sua storia?

Io, come al solito, vi mando un abbraccio e vi do appuntamento alla prossima puntata de La figura femminile nell’arte e nella mitologia. A presto!

Arianna

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