10 dicembre: Chiara Micozzi

Sotto la decima casella del Calendario dell’Avvento Romance abbiamo Chiara Micozzi con un suo estratto preso dalla sua novella “Il dono di Rose“.

Il dono di Rose di Chiara Micozzi

Estratto

«Ti capisco sai? Anch’io amo molto questa festa, è così piena di aspettative e gioia. Mio marito diventava un bambino quando arrivava il Natale, adorava ascoltare canzoni a tema e mi portava in giro per le città dei dintorni a fare il tour delle decorazioni natalizie. Era meraviglioso il Natale insieme a Greg, ma da quando mi ha lasciata è diverso, non sento lo stesso calore e la stessa felicità che provavo prima. Immagino sia normale dopo una perdita, perciò sì, ti capisco e ti sono vicina. Non ho la presunzione di prendere il posto di tua madre, nessuno potrebbe mai sostituirla, ma se tu vuoi io sono qui per te. Magari potremmo perfino fare acquisti insieme, che ne dici?» Mary la stava guardando con affetto e un misto di aspettativa che Rose non poté fare a meno di commuoversi e di stringerle la mano con gratitudine.
«Ne sarei onorata, Mary.»
La vedova si alzò di scatto, forse sopraffatta dalle emozioni: non era abituata a lasciarsi andare facilmente, ma con quella ragazza era difficile non aprirsi.
«Cosa aspettiamo allora? Ti porto io in un posto dove puoi trovare tutto quello che desideri.»
Rose acconsentì volentieri, aveva pensato di chiedere aiuto a Ellie e perfino a Richard, aveva invece trovato in Mary una compagna perfetta per quella gita.
Così si incamminarono per Main Street a braccetto, con l’intenzione di svaligiare il Villaggio di Natale, allestito nel vivaio del paese.
Due ore dopo, Rose tornò al negozio carica di buste colme di decorazioni. Quando entrò in libreria trovò Ellie dietro al bancone che scriveva freneticamente al suo portatile. Era talmente concentrata che non si accorse dell’entrata di Rose.
«Buon pomeriggio Ellie.» La collega infatti trasalì al suono della sua voce.
«Oddio, mi hai fatto prendere un infarto!» Si mise teatralmente la mano sul cuore.
«Su, non esagerare. Stavi facendo qualcosa che dovrei sapere?» Rose si avvicinò al computer di
Ellie per sbirciare e lei coprì immediatamente lo schermo.
«Ehi, queste sono cose che non si fanno! Non me lo sarei mai aspettato da te sai? Non si origlia, non si spia e non si fa la spia. Insomma, uno si fida di una persona e guarda un po’ cosa ti combina, si intromette nella vita altrui e la cosa è davvero irritante. Se non si trattasse di te ti avrei già cancellata dalla mia vita: arrivederci e grazie!» Così dicendo, incrociò le braccia e mise il broncio.
Rose alzò gli occhi al cielo fingendosi esasperata, ma il suo sorriso la tradiva.
«Ellie, non ti sembra di esagerare? In fin dei conti stai parlando con il tuo capo.» Stavolta fu lei a incrociare le braccia e a guardarla con severità.
Ellie arrossì violentemente e iniziò ad agitare le mani. «Io io scusa, scusa, scusami. Non volevo rivolgermi a te in questo modo. Sono stata scortese, scorbutica, maleducata, sfacciata.»
«Ellie, hai finito di sciorinare tutti questi sinonimi?» Rose scoppiò a ridere e la sua amica si rilassò.
«Cavolo, mi hai davvero spaventata. Riesci a fare quello sguardo…»
«Quale sguardo?» Rispose Rose, mentre ancora rideva.
«Quello lì, quello da “ti sei comportata da monella e ora ti faccio vedere io, passerai dei guai
seri ragazzina”.» Ellie tentò di imitare l’occhiata truce del suo capo, ma le riuscì soltanto di suscitare altra ilarità nella sua amica.
«Ho le lacrime agli occhi, sei uno spasso. E comunque non ho quello sguardo, adoro i bambini, qui dentro sono liberi di combinare quello che vogliono.»
«Vuol dire che lo usi soltanto con me.»
«Beh, Ellie, tu a volte ti comporti come una bambina monella. Ti becco sempre a combinare qualche guaio. Allora, adesso vuoi raccontarmi cosa stavi facendo e che ti distraeva dai tuoi compiti di libraia?»
«Uff, a te non si può nascondere niente. Volevo fosse una sorpresa, ma tanto vale che ti dica tutto, tanto verresti lo stesso a scoprirlo grazie ai tuoi poteri magici o Jedi, o quello che sono.»
Rose sussultò appena quando sentì quelle parole. Certo, non poteva pensare che Ellie non si accorgesse delle sue abilità, nonostante fosse una ragazza pasticciona e tra le nuvole, le era sempre accanto e vedeva come riusciva ad aiutare i bambini in difficoltà, ma non le aveva mai fatto domande scomode, le voleva bene anche per questo: la accettava, così com’era.
Si pentì di aver forzato Ellie a parlare, a volte poteva essere una vera ficcanaso, ma lei voleva soltanto aiutarla a uscire dal guscio e realizzare i suoi sogni.
«Scusami se sono stata invadente, non volevo. Hai ragione, certe volte posso essere… indiscreta.»
«Ma no, figurati, te lo avrei detto prima o poi, ma sono sempre stata abituata a nascondermi, a nascondere la mia passione per la scrittura che è difficile per me aprirmi. Tu sei l’unica che mi ha incoraggiata e di questo non posso che ringraziarti.»
Si strinsero la mano, come a suggellare un silenzioso patto di fiducia reciproca.
«Sto scrivendo una storia, la storia di due libraie squinternate che cercano di salvare il loro negozio dalla chiusura imminente.»
Rose ci pensò un attimo su. «Mmm, la trama sembra interessante, spero che non ci porti sfortuna però.» E le fece l’occhiolino.
«Tranquilla, la storia finisce bene. Devo completare la sceneggiatura entro la prossima settimana; sai, è per il corso che sto seguendo. In ballo c’è la possibilità di presentare il proprio lavoro a una casa di produzione. Sono così eccitata, ma allo stesso tempo terrorizzata. E se non dovessi farcela?»
Rose la guardò con tenerezza. «Ellie, tu hai talento, ma non posso e non voglio dirti bugie dicendoti che il cammino sarà senza ostacoli, perché il percorso sarà arduo. Devi impegnarti al massimo, fare dei sacrifici, ma sono sicura che alla fine ce la farai. Sei in gamba! Ne hai più parlato con i tuoi?»
Ellie distolse lo sguardo, sembrava nervosa, «ehm, ecco… ieri sera stavo proprio per farlo, quando un tizio di una qualche congrega religiosa è piombato a casa nostra e così il momento è sfumato.»
«Ellie, devi farti coraggio e confessare ai tuoi genitori cosa stai facendo e soprattutto perché vuoi farlo. Io sono sicura che lo accetteranno, quando capiranno che non è un capriccio ma è una passione, che è quello che vuoi fare nella vita.»
L’amica sembrò riflettere seriamente su quelle parole. «Tu come hai capito che era questo che volevi fare da grande?»
Rose fu spiazzata da quella domanda: come spiegarle che non lo aveva deciso lei, che aveva sentito fin da piccola una vocina nella testa che le diceva come aiutare gli altri? Non aveva scelto di avere quel dono, ma lo aveva accettato come parte di sé. Dirlo a voce alta, però, era una cosa che ancora la spaventava a morte, aveva il terrore che Ellie, nonostante avesse intravisto qualcosa di speciale in lei, una volta saputa la verità sarebbe fuggita senza voltarsi.
«Ecco io… ho sempre amato i libri e i bambini e…»
Il campanello della porta azzurra tintinnò, concedendo a Rose una tregua, seppur momentanea, da una domanda che per lei era sempre stata scomoda.
Servito l’ultimo cliente, Rose ed Ellie misero il cartello chiuso e si dedicarono con infantile entusiasmo a decorare il negozio per il Natale. Quando ebbero finito si sedettero esauste ma felici sulle sedie a dondolo, a rimirare il loro lavoro. Sugli scaffali avevano appeso delle ghirlande verdi con tante minuscole bacche rosse; le sedie su cui erano sedute erano state arricchite con dei cuscini a tema natalizio. Anche le tisane erano state sostituite con miscele a tema: infusi alla cannella, chiodi di garofano, persino cioccolata calda. Una fila di lucine di un bianco caldo e accogliente girava intorno al bancone; all’ingresso le libraie avevano installato la buca delle lettere dove i bimbi avrebbero potuto infilare le loro letterine, indirizzate a Babbo Natale. Non poteva naturalmente mancare un albero di Natale: Rose aveva trovato al vivaio anche uno splendido abete, perfetto per la libreria e aveva persino scovato degli addobbi che calzavano a pennello con la loro attività. Ellie era rimasta estasiata davanti a quelle piccole decorazioni a forma di libri: ce n’erano di ogni tipo, molto originali. Era tutto perfetto, Elena, la madre di Rose, sarebbe rimasta incantata dalla libreria della figlia. Si commosse a quel pensiero, una lacrima scese silenziosa sulla sua guancia, per fortuna Ellie non se ne accorse, era troppo presa a guardarsi intorno: sperava di vedere quell’espressione sognante anche sul viso dei suoi piccoli clienti.
«Beh, mia cara, abbiamo fatto uno splendido lavoro, direi che possiamo andare a casa, che ne dici?»
«Sì, certo Rose. Ci vediamo domani pomeriggio.» Sulla soglia Ellie si girò di nuovo a guardare l’interno del negozio, sì, avevano fatto davvero un ottimo lavoro.

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Pagina Autrice: Chiara Micozzi

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